Le uscite sono lì, lì e anche lì.


Streghe connesse:
Arnesi
La Magione
Incanti moderni
Streghe noi siamo
Vivere la Wicca
Ringraziamenti
Contatti
Morgana
Homepage

50 incanti
Amuleti
Benedizioni
Consapevolezza Pagana
Disegnare la luna
Essere streghe
Familiar
Farfalle
Feste
Giorni
Libri
Luna
Luoghi magici
Magione
Mesi
Noi siamo
Omens
Rede
Ricette culinarie
Ricette di bellezza
Sono io la Dea
Sono pagana
Streghe
Streghe o wiccan?
 




La Befana come figura della vecchia mater

Altra tradizione natalizia è quella che descrive una antica figura pagana, la donna-sacerdotessa del culto arboreo, le cui sembianze oggi sono quelle di una strana vecchina, molto simile alle numerose streghe perseguitate e arse nei roghi dalla stessa Inquisizione Cristiana. Essa ha avuto e ha tanti nomi con i quali è conosciuta, Ardoia, Berta, Donazza, Gianepa o Marantega ma oggi potremmo, chiamarla facilmente “befana”, la “vecia” portatrice di abbondanza e legata ai rituali di fertilità, che dispensa doni e “carbone” ai bimbi meritevoli ponendo i suoi regali in vecchie calze la cui forma ricordano fortemente la cornucopia.
Anche se la figura di questa donna dalle chiare origini pagane è stata successivamente trasformata e riadattata dalla moralistica religione Cristiana che le ha dato il potere di premiare o punire i bambini cattivi portando loro del carbone, essa è in realtà legata agli atavici rituali di fertilità, alle tradizioni dei fuochi sacri e del ceppo natalizio a cui il “nero dono” si ricollega fortemente. Il legame con i rituali di procreazione e di abbondanza lo ritroviamo anche in uno dei particolari iconografici che caratterizzano la figura, raffigurata sempre a cavalcioni su una scopa.
E’ in questo strano intricarsi di elementi che prende corpo l’immagine della scopa stregonesca, attrezzo magico che ricorda fortemente il bastone o la “bacchetta magica”, simbolo priapico e al tempo stesso legato all’albero. Sembrerebbe che la tradizione della scopa derivasse direttamente da antichi culti naturali nei quali il bastone era elemento preponderante proprio perché simbolo dell’albero. Un esempio potrebbero essere i rituali dionisiaci dove un elemento importante era il Tirso, il mitico bastone dei satiri avvolto da foglie d’edera e vite e con in capo una pigna, elemento legato alla fertilità a causa dei “frutti”, i pinoli, che nasconde nel suo seno.
In realtà la scopa, spesso dichiarato arnese delle streghe usata proprio dalle donne nei lavori domestici in realtà è un simbolo priapico come è facile intuire dalla sua stessa posizione tra le gambe della donna, un gesto di chiara magia “simpatica” che ricollega la vecchia figura a quelle antiche divinità che, assicurando la fertilità, portavano all’uomo il più grande “dono”, la vita e dunque la continuità della sua specie e l’abbondanza dei campi, l’alimento necessario per se stesso e la sua progenie.

Strane donne a cavalcioni di scope, alberi illuminati, piccole bacche bianche di vischio, atavici simboli che, nel santo periodo natalizio, ci fanno rivivere antiche tradizioni di un mondo e un culto oramai perduto di cui solo il simbolo rimane come unico monito: La Foresta.

Andrea Romanazzi