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La puoi scorgere nella forza dei boschi, nella fierezza degli animali selvatici, nella Luna che illumina la notte, nelle fonti cristalline e nelle piccole pozze argentee da esse formate, nella suggestione delle vette, nel brillare dell'acqua calma dei laghi: Lei è Diana.
Etimologicamente il suo nome può avere una radice indoeuropea dal sanscrito "devas" e dall'ariano "div" o "diu" e "diau" da cui sono derivate la radice latina "dium", il celtico-cimbrico "dew" e nel tempo tutte quelle parole che riconducono a dio, dea, divo, diva. Il significato antico di tale parola è "splendente, luce del cielo, cielo luminoso, nato in cielo" e per i latini, come "dies," significa "giorno", e dunque, se tutto ciò è attribuito ad una divinità, significa "risplendente in cielo", identificabile sia con la Luna che, originariamente, per l'associazione con la parte "diurna" della giornata, con caratteristiche solari, di luce che rischiara e illumina. Ritroviamo questa radice nei nomi delle divinità greco romane Zeus e Giove (da "djeus" e "jovis"), Giano, Giunone, Dioniso e Diana (da "djuno"). Difatti secondo alcuni studiosi, fra cui Jean Markale, anticamente il sole era considerato soprattutto un attributo "femminile", prima che Apollo vincesse sul serpente Pitone, simbolo delle forze ctonie femminili e telluriche, e prendesse il posto della sua "sorella gemella" sul sacro trono del tempio di Delphi, con l'avvento del patriarcato. Da quel momento alla Dea sono stati attribuite caratteristiche prettamente lunari, ma intese non sempre correttamente come forze vitali e cicliche bensì spesso come energie oscure e infere (vedi ad esempio la Dea Ecate).
Evidentemente essa conteneva entrambi gli aspetti, lunari e solari, in quanto Signora della creazione, delle partorienti, dell'abbondanza, delle cicliche armonie naturali e del nutrimento.
Tornando sull'origine del nome Diana, data la probabile associazione etimologica al cielo e allo splendere, può essere valida la teoria secondo cui nasce dalla radice sanscrita di cui sopra più il nome Annae o Inanna, arcaicissima dea sumera radiosa e celeste, una delle più antiche divinità madri della creazione incontrate nella storia umana, insieme alle mediterranee Neith ed Eurinome (la dea pelasgica che si dice abbia creato il mondo tramite il serpente Ofione, che poi nella maschilizzazione patriarcale divenne figlia di Apollo. Da notare che di nuovo nella storia di Apollo appare un serpente associato ad una Dea a lui legata, e anche qui il serpente viene distrutto, ma dalla stessa Dea perché Ofione aveva detto di aver creato il mondo da solo: si iniziano ad intravedere le prime resistenze della Dea alla patriarcalizzazione). Trovo significativo che anche Eurinome significa "Signora che vive nei grandi spazi celesti", poiché tutte queste associazioni con il cielo, lo spazio cosmico e universale dove tutto si genera, la luce e le energie vitali che fluiscono e che sono da Essa plasmate, danno ad intendere chiaramente quale era l'idea dei popoli arcaici sul divino femminile, probabilmente considerato LA Madre di tutta la creazione.
Come derivazione di Annae, la ritroviamo a Roma anche come Anna Perenna ("colei che provvede" quindi Lei è La Provvidenza vera e propria), in India coma Anna Pourna (dove mantiene lo stesso significato), in etruria come Tana e nei paesi nordici come Dana, signora dei popoli iperborei, e Anu, dea irlandese nutrice, signora della terra e dei raccolti.
Jean Markale nel suo libro "Merlino", associa Diana anche alla Dama del Lago, intesa come Viviana, Nimue, Niniane e Niviene. Difatti egli nota che entrambe vengono associate ai laghi, alle sorgenti e ai corsi d'acqua, inoltre nei racconti continentali il padre di Viviana è un certo Dyonas, figlioccio di Diana, mentre i luoghi della Dama del Lago dove Ella conduce Merlino a passeggiare prima di imprigionarlo sono quelli della foresta di Broceliande nella quale si trova un lago detto "Lago di Diana", dove Viviana aveva la sua residenza insieme alle sue ancelle (che sono l'equivalente delle Ninfe del seguito di Diana). Markale vede nei nomi Viviana/Niniane ecc.. una deformazione linguistica del nome Diana (che egli spiega con tutte le varie declinazioni che si sono succedute nel tempo).
Per i romani Diana divenne figlia di Giove e Latona (nella mitologia greca era signora dei fabbri e madre di, non a caso, Apollo e Artemide).
Con la ellenizzazione delle dee latine, Diana divenne l'esatto equivalente di Artemide. Nell'iconografia Essa, proprio come Artemide, è rappresentata con arco, faretra e frecce, il che ci riconduce anche alla Dea primordiale Neith a cui ho già accennato, Signora della creazione che ha generato se stessa nelle acque, e nelle stesse acque ha generato il mondo, quindi la "tessitrice". Oltre al telaio, a lei venivano attribuiti proprio arco e frecce, che però non rappresentavano solo un necessario strumento per la sopravvivenza (intesa come arte della caccia), ma bensì come simbolo lunare, data la forma stessa dell'arco, mentre la freccia indica le energie vitali generate e scoccate nell'Universo dalla Dea.
Oltre alle armi, Diana è spesso rappresentata in compagnia di un cane, proprio come la dea nordica insulare Eilan delle Strade e la continentale Nehalennia. Esse erano protettrici dei viaggiatori, e difatti anche Diana era considerata una guardiana dei viandanti e dei pastori durante i loro spostamenti, sia di giorno che, e soprattutto, durante la notte quando i pericoli sono nascosti dalla tenebra.
Altro elemento iconografico è la falce di luna sopra la testa. Questa stessa simbologia la ritroviamo nella Dea Selene (che è proprio la Luna), e difatti sia a Diana che a Selene viene attribuito l'amore verso il bellissimo pastore Endimione, che Giove punì con il sonno eterno e lo rinchiuse in una grotta, ma Diana/Selene ogni notte lo baciava con i raggi lunari che penetravano in quella prigione e gli restava accanto in silenziosa contemplazione. Si tratta quindi di un amore platonico, poiché la castità di Diana richiama non alla verginità femminile tanto auspicata dal patriarcato, ma alla funzione partenogenica della Dea, ovvero della capacità di generare senza intervento maschile.
La passione per Endimione fu quindi l'unico amore della Dea, poiché essa non permise a nessun'altro di avvicinarla e chi ci provava rischiava di fare una brutta fine, proprio come successe ad Atteone, che osò guardarla con desiderio mentre la bellissima Dea stava facendo il bagno nuda, e fu sbranato dai sui cani. Il cane non è solo un animale da compagnia ma nelle antiche tradizioni era considerato una guida di aldilà e nei miti nordici egli accompagna i cacciatori di anime. Qui si rivela l'aspetto più oscuro della Dea, associato ad Ecate e alla Dea triforme e Trivia, ovvero signora del cielo, della terra e degli inferi (inteso come mondo dei morti). Inoltre nel mito di Diana e Atteone si può scorgere un certo timore maschile per "l'incanto" quasi ipnotizzante della bellezza femminile che rende l'uomo succube della donna, così come si riscontra una sorta di monito per chi non rispetta, anche solo con uno sguardo molesto, il corpo della donna e il sacro femminile. Diana è libertà: lei voleva vivere senza "marito", scorazzando nei boschi con le sue ninfe, libera di amare chi voleva o di non amare nessuno. Per questo Ella difende la sua "castità" (che è metaforica) anche con una certa crudeltà.
Nel mondo greco, in quanto sorella gemella di Apollo, essa divenne soprattutto l'altra faccia della medaglia, ovvero quella lunare, ma la maschilizzazione del suo aspetto solare in Apollo non fa altro che confermare gli antichi aspetti solari del culto divino femminile.
Sia come sole che come luna, Essa è fonte delle energie armoniche che mantengono il corretto svolgersi e susseguirsi dei cicli delle stagioni, della donna, delle maree, della nascita, della morte, dei raccolti e degli astri celesti. Tali cicli e tali armonie rappresentano le stesse leggi naturali che perpetuano la possibilità di vita, l'abbondanza e la fertilità.
Come "Diana/Artemide Efesina", essa fu proprio venerata ad Efeso come signora di prosperità e nutrimento, dato che era rappresentata con molti seni.
A Roma fu costruito un santuario sull'Aventino a "Diana Cornificia" per i suoi aspetti lunare e per la falce della luna che sulla testa sembrava rappresentare delle corna.
Nella zona dei castelli romani ma in un posto ancora non ben definito si doveva trovare il tempio di "Diana Algidense", ma il suo più importante santuario fu costruito sulla collina che sorge sul Lago di Nemi, un lago vulcanico ai piedi del Monte Albano, dove era venerata come Diana Nemorense, signora dei boschi, della natura, dei monti, delle sorgenti, dei corsi d'acqua, dei laghi, degli animali, della caccia, della fertilità e delle nascite. Qui venivano le partorienti e le donne che volevano restare incinte per bagnarsi alle fonti di Diana e ricevere la benedizione della Dea.
L'antropologo James Frazer, nel suo saggio "Il ramo d'oro", ci racconta che il tempio era protetto da un guardiano, detto Virbio, che sostava alla quercia posta all'entrata. Egli teneva in mano un ramo di vischio, ovvero "il figlio della quercia", il giovane dio vigoroso capace di proteggere la dea, e dopo un anno egli si scontrava in un duello all'ultimo sangue con un pretendente a tale ruolo. Se vinceva poteva restare in carica, se periva veniva consegnato tale compito al nuovo pretendente e vincitore. In questo "mito" si può riconoscere lo scontro tra il dio dell'anno morente e quello forte e solare dell'anno nuovo, mentre la dea, che è eterna, sceglie colui che dimostra di essere all'altezza di sedere al suo fianco.
Diana è la cacciatrice, la guardiana dei sentieri di tutti i mondi, è la Dea Fanciulla e vergine, è la Madre della creazione e del nutrimento, è la Crona della saggezza e della notte. E' la Dea della Luna, della Luce, la Guardiana dei boschi e degli animali, la Grande Ostetrica e la Protettrice delle Fanciulle.
La leggenda della stregoneria medioevale, così come riportata da C.G. Leland nel suo "Il Vangelo delle Streghe", la vede come moglie di Apollo e madre di Aradia, la Regina della magia e delle fate.
Le sue Ninfe sono soprattutto le ninfe silvane dei boschi e dell'acqua, e con la fine del paganesimo e la trasformazione dei miti in leggende o addirittura favole, divennero fate, sirene, silfidi, driadi ecc... e costituivano il seguito o corteo di Diana. Il suo corrispettivo maschile è Silvanus.
La sua festa era nel periodo di Ferragosto, si chiamava "Nemoralia", era "la festa delle torce", durante la quale mettevano fuochi sul lago, si lavavano in esso e si mettevano fiori nei capelli. Era un rito per la guarigione e per la protezione di ciò che doveva ancora essere raccolto. A seguito del cristianesimo è stata sostituita con la Festa dell'Assunta.

Inno a Diana (da"Inni Orfici" a cura di Giuseppe Faggin) 
"Ascoltami, o Regina, gloriosa figlia di Giove,
fragorosa Titanide, onorata, venerabile arciera,
splendida Dea, portatrice di torcia, 
Ditinna che ai parti presiedi,
e alle doglie soccorri ma non le soffri,
che assisti ai parti ed ami le feste di Bacco, 
o cacciatrice che liberi dagli affanni
e agile corri e lanci dardi ed ami la caccia ed erri nella notte,
o invocata, benigna, liberatrice, di bell'aspetto
Orthia che aiuti le partorienti, o dea nutrice dei giovani mortali,
immortale, terrestre, che uccidi le belve, dal felice destino,
e percorri le foreste dei monti, e cacci i cervi, 
augusta, veneranda sovrana, o bella prole che sempre esisti,
e abiti i boschi e proteggi i cani,
o Cidonia dalle molte forme, 
vieni o dea di salvezza, amica, a tutti gli iniziati benigna,
arrecando dalla terra i buoni frutti
e la pace diletta e la salute fiorente,
e manda sulle vette le malattie e gli affanni"

A cura di Niviane