Mentre ti guardavo correre via, raccoglievo i fiori che tu calpestavi..


Streghe connesse:
Arnesi
La Magione
Incanti moderni
Streghe noi siamo
Vivere la Wicca
Ringraziamenti
Contatti
Morgana
Homepage

Alfabeto tebano
Arte e Grafica
Aura
Colori
Come iniziare?
Danzare
Divinazione
Divinità
Elementi
Esercizi
Feng Shui
Karma
Magia
Meditazione
Mete giornaliere
Numeri
Simboli
Stregoneria italiana
Tempio dei sogni
Terra dell' Estate
Umorismo Pagano
Visualizzazione
Wicca
Wicca in rete
 


Persefone!
I campi hanno paura. I boschi hanno paura. Gli olivi si nascondono dietro i poggi e lungo il Cefiso,dove giocavano le ninfe al sole chiaro, i narcisi tremano nel timore di appassire come i fiori del giardino di Adone che muoiono tutti per essere troppo belli.

Persefone! Persefone!

Dall'alto dell'Olimpo gli dei si sporgono per vedere nella notte paurosa che avvolge la terra una vecchia che corre con una fiamma per mano, due torce gialle di cui il vento lacera la capigliatura di fuoco.

Persefone!

È Demetra,la dea delle giovani primavere, Demetra, la cui capigliatura
dà l'onda d'oro alle messi estive. È una madre che chiama sua figlia:

Persefone!

La terra è muta.
Da nove nottila dea, a cui è rapita la figlia, gridando, chiamando a
tutti gli echi, corre incontro al sole l'Argolide, il sole che sa, il sole che tutto vede...

Persefone!

La notte non risponde. La notte è sorda. La notte non sa che quella vecchia donna, agitata, con gli occhi bruciati dal fumo delle torce di cera, è Demetra, la dea delle messi. Però la notte sa che un dio delle ombre ha rapito la più bella delle ninfe e l'ha portata nel suo regno delle notti del mondo, dove maturano le melograno dai grani neri.

Persefone!

La dea non ha più voce, non ha più respiro, non ha più cuore. Il suo cuore è morto di pena. Demetra ha percorso l'isola di Creta, la Tracia e i monti della Sicilia, poi è tornata in Arcadia, sempre correndo, sempre chiamando con la sua voce disperata.

Persefone!

Non hanno udito che gli uccelli a lei sacri...Nella notte che spegneva le ali turchine, il cimiero d'oro del pennacchio e gli occhi di zaffiro, le gru coronate sono discese da tutti icammini del ciclo.

Uccelli miei, miei begli uccelli fedeli, riprendete il volo. Andate a domandare in ogni parte della terra, a tutti i ruscelli dove mia figlia ha bevuto, se il suo rapitore le ha permesso di dissetarsi, andate a domandare a tutti i ruscelli che hanno visto il suo volto, se il cuore di mia figlia era infelice come il mio...

Le gru color del cielo ripartirono per tutte le strade dell'aria per andare a interrogare le acque vive. Nessun fiume, nemmeno un filo d'acqua aveva dato da bere, nel cavo delle mani, ad una figlia degli dei che assomigliava a Persefone.

La dea giunse ad Eleusi, e riposò su quella pietra, che, da allora, fu
chiamata per sempre la Pietra senza Gioia, accanto ad una casa meschina dove viveva povera gente. Erano però persone di buon cuore e vollero consolare la sua pena. Trittolemo, loro figlio, andò a offrire il dono del suo sorriso di fanciullo a quella madre che aveva perduto la figlia.* Me ne ricorderò * disse la dea carezzando la fronte del ragazzo ,poi se ne andò senza riaccendere le fiaccole che le avevano bruciacchiato gliocchi.

Ritornò in Arcadia: le sue gambe di donna erano logore, la sua voce di donna, le sue lacrime di donna erano esauste... La leggenda dice che l'Argolidevide passare Demetra, che chiamavala figlia, sotto forma di una cavalla bionda dal mantello color giallo ardente come l'orzo maturo.

La cavalla bionda, nella bruma violetta che precede l'alba, giunse di faccia alle colline d'Argo, dove il sole prendeva lo slancio per la
sua corsa nel giorno. Proprio nel momento in cui i cavalli del carro di luce s'impennavano, la dea, i cui quattro zoccoli avevano consumato il corno fino alla carne delle rotelle, chiamò il Sole.

*O Sole, tu che vedi tutto, tu che sai tutto... Io ho udito il grido di Persefone, il grido che mia figlia ha mandato fino al cielo dell'Olimpo prima di essere trascinata via in un altro mondo. Il tuo carro passa nel cielo di quel regno, dove un rapitore senza nome, e senza volto,nasconde la figlia di Demetra?*

In faccia al sole sorgente la bionda cavalla ridiventò dea e donna.

* Figlia di Rea, * disse il sole * io so chi ha rapito tua figlia. Ades, il cui regno è nel fondo della notte. Lo so... l'ho visto...E, trattenendo i cavalli di fuoco, il dio della Luce raccontò alla dea il rattodi Persefone. La giovinetta giocava sulle rive del Cefiso, nel territorio di Eleusi...In compagnia delle ninfe delle acque e degli alberi sue sorelle coglieva narcisi. Uno di quei fiori le sfuggì dalle dita come una farfalla. Persefone volle inseguirlo, ma in quel momento stesso la terra le si spalancò sotto i piedi. Ades era
apparso fuori della voragine e aveva trascinato la bella fidanzata nella sua reggia, attraverso le viscere del suo regno nel fondo delle notti.*

* Ho udito il suo grido * disse la dea.
* Troppo tardi...* disse il sole.
* Ma non è troppo tardi per liberare mia figlia. *
* Troppo tardi, regina. Tua figlia è a sua volta diventata regina del regno delle ombre... Regina... e si lamenta di essere felice di regnare, ma di esser separata da te. Tu sai che, passato il fiume le cui acque parlano sotto la barca delle ombre, l'albero fiorisce senza luce. L'albero matura le melagranenere. Tua figlia ha mangiato i granelli neri e Ades è suo sposo. Non ti renderà mai tua figlia.*

Mentre i cavalli del sole si slanciavano impazienti incontro alle nuvole, Demetra, piangendo Persefone, se ne era tornata verso Eleusi.

Durante quella stagione di lutto, la terra morta non produsse nè fiori, nè frutti; perdette l'erba come un deserto senza vita. Perdette anche il canto degli uccelli. Talvolta, nel punto in cui la dea aveva posato i suoi piedi stanchi, saliva dalla terra un papavero nero.

Anche la terra si lamentava:
Non rivedremo più le nostre dee...

Il cielo la udì.

Certo, colei che aveva assaggiato le melagrane della notte non poteva più tornare a vivere nel giorno dal suo regno all'estremo del mondo,
però, affinché la terra non morisse, l'Olimpo regolò le stagioni di Persefone fino alla fine dei tempi.

Da allora le stagioni di una figlia degli dei sono anche le stagioni del mondo.Il mistero si celebra in Eleusi proprio tutti gli anni.Giunge come messaggio il vento là dal fondo dei cicli dell'Olimpo. Lo si sente arrivare, quando comincia il suo canto. Arriva accordando la lira in mezzo ai cedri di Argolide, ai cespugli di Creta, ai magri olivi di Arcadia.

Le api sanno che il vento ha già sapore di miele, perchè il vento parla alle api, parla con la voce di Demetra, la dea della primavera delle
messi. Il vento parla talvolta con la voce di Demetra, talvolta con una voce tenera come quella di Persefone sua figlia. Le due voci non si fondono ancora:
l'una cade dal cielo,
l'altra risponde dal fondo della terra.

Domani, ad Eleusi, le due dee si incontreranno; domani cammineranno insieme in testa al corteo della primavera.
La terra si fa dolce d'erba giovane, che spunta dove esse appoggiano i bianchi piedi.
Nelle scuderie del re, le scuderie di Trittolemo, quel bambino, ricordate,che aveva sorriso alla dea e che non è stato dimenticato, i dragoni alati si svegliano. È stata la dea a regalare a Trittolemo il carro di sementi e i mostri ch'egli vi aggioga. I dragoni alati hanno dormito tutto l'inverno mentre la terra è rimasta morta, durante la stagione d'ombre di Persefone. Per metà dell'anno Persefone regna a fianco di Ades, che vinse i Titani e porta la maschera forgiata dai Ciclopi. Persefone vive nel regno della notte profonda.

Poi si annunzia la stagione chiara della figlia di Demetra. I dragoni di Trittolemo hanno percorso le nubi e dall'alto del carro il grano è
stato gettato nei solchi.
Tutto ad un tratto la stagione nuova...
Eleusi, dove la primavera si appresta a celebrare il suo mistero, risuona di canti.
Tutte le ragazze sono nei campi. Il grano butta uno stelo verde, una foglia...Ogni chicco di grano fa screpolare un poco la terra e
attraverso quella minuscola fessura... Ma quale?
Tutte le ragazzine di Eleusi, inginocchiate nei campi, chine a fior di terra sui campi dove si sta alzando Ì1 grano, aspettano il miracolo. Sarà forse concesso di vederlo ad una di esse.

Nel ciclo passano gli uccelli azzurri, le gru coronate dal cimiero d'oro. Mentre Demetra sta per discendere sulla terra, in tutti i campi
di Eleusi i fanciulli con gli occhi pieni di meraviglia scrutano ogni angolino dei campi di grano. Attraverso il forellino aperto da un germoglio verde sta per uscire di sotto terra una figlia degli dei, che viene a trascorrere con la madre i mesi della stagione fiorita.

Eleusi risuona di canti...

Le dee sono in mezzo a noi.
Nel vento le due voci divine si uniscono.
Le nostre dee cantano...

Allora il vento va ad annunziare dappertutto, attraverso la terra piena di letizia, che ad Eleusi hanno già visto passare il corteo della primavera.