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L’origine delle Rune

Le Rune sono un antico alfabeto utilizzato dalle popolazioni germaniche per scrivere e fare magia. L’uso magico viene suggerito dal nome stesso: runa significa, infatti, bisbiglio, segreto, mistero. Furono usate in tutto il Nord Europa, Scandinavia, Isole Britanniche e Islanda nel periodo che va dal 100 a.C. circa fino al 1600 d.C. Alcune iscrizioni runiche antiche sono state trovate anche in Nord America, a conferma del fatto che i Vichinghi vi arrivarono molto prima di Colombo.
L’origine storica, il luogo e la ragione primaria della loro creazione rimangono un mistero. L’unico dato certo in nostro possesso è che le prime a usarle furono gli Eruli, una tribù germanica della fascia alpina.
I valori spirituali delle Rune si sono sviluppati nel tempo e hanno una stretta connessione con la religione e la mitologia germaniche. Il legame è tale da rendere inutile lo studio delle Rune senza una buona conoscenza di base del mondo germanico.
Il bellissimo poema Hávamál (il canto dell’Eccelso), risalente al 1200 circa, riporta l’atto di auto-sacrificio con cui Wodan evocò le Rune. Vale la pena di notare che nessun mito parla della creazione delle Rune: poiché in esse è codificato l’intero universo, i Germani le consideravano al di sopra di un atto creativo.

"So che pendetti dall’Albero spazzato dal vento,
Per nove giorni interi e notti,
Ferito dalla mia stessa lancia, offerto a Wodan,
Io stesso immolato a me stesso:
Impiccato all’Albero che nessuno sa
Da quali radici cresca.

Nessuno mi confortò mai con cibo o bevande,
Guardai nel fondo degli abissi più profondi,
Con un possente grido portai in superficie le Rune,
Poi caddi da lassù.



Di lì a poco vidi i frutti del mio gesto e mi rimisi completamente in salute,
Crebbi in saggezza e ne gioii;
Una parola seguiva un’altra parola, trovai per me parole,
Un’azione seguiva un’altra azione, tessevo azioni."

Hávamál – strofe 138-141


Dopo aver ottenuto questa conoscenza, Wodan la passò a Freya in cambio della magia del seiðr (preveggenza). Freya, a sua volta, la passò a Heimdall, che insegnò le Rune all’umanità.

La prima versione dell’alfabeto runico è lo “Elder Futhark”, composto da 24 Rune combinate in 3 gruppi di 8 ciascuno. Ogni gruppo è noto con il nome di ætt e comprende Rune unite da un tema comune.
Alcuni simboli runici sono, probabilmente, derivati da altri alfabeti, come il greco, l’etrusco e l’antico latino. I caratteri sono composti da linee dritte per permetterne l’incisione su legno o pietra. Le iscrizioni più antiche in nostro possesso sono su pietra e risalgono alla fine del 3° secolo.
Lo Elder Futhark si diffuse in Scandinavia, dove, con il tempo, si ridusse a 16 Rune, originando il cosiddetto “Younger Futhark”, usato fino al 17° secolo.
Tra il 400 e il 600 Angli, Sassoni e Juti invasero le Isole Britanniche, portando le Rune con sé. La forma di molti simboli cambiò, le differenti esigenze linguistiche portarono all’aggiunta di 9 simboli e furono cambiate alcune corrispondenze tra simbolo e lettera. Questo nuovo alfabeto di 33 simboli è lo “Anglo-Saxon FuÞorc”, utilizzato fino all’11° secolo.

Cleo